La giornata tipo di un investigatore privato – Parte II

Indice:

1. La partenza

2. Il luogo del sinistro

3. La ricerca delle parti

4. L’intervista

5. La stesura dell’elaborato finale

6. Conclusioni

1. La partenza

Questo articolo prende le mosse dal precedente, nel quale abbiamo esposto tutta la fase preparatoria dell’indagine sul campo. Oggi andremo invece a illustrare cosa accade durante l’indagine in loco, le più frequenti difficoltà che un investigatore può incontrare durante il lavoro ed il suo rientro in sede. La trasferta inizia la mattina molto presto. In base alla distanza dal luogo del primo accesso l’investigatore dovrà calcolare l’orario della partenza (e dunque della sveglia), in modo da raggiungere il luogo nelle prime ore della mattinata.

Tra le mille variabili di una trasferta non si può prescindere dal meteo. Uno sguardo fuori dalla finestra non è sufficiente poiché il luogo delle attività potrebbe essere molto distante dalla propria dimora ed è perciò consigliabile consultare vari siti meteo. Questo aiuterà nella scelta dell’abbigliamento. È consigliabile un vestiario “a strati” per adattarsi alle varie temperature. Non c’è niente di peggio che lavorare tutto il giorno patendo il caldo o il freddo. L’abbigliamento dev’essere comodo in quanto si potrebbe dover camminare molto ma non eccessivamente sportivo, perché non bisogna dimenticare che si deve trasmettere professionalità e sobrietà ai propri interlocutori.

Un investigatore previdente deve avere sempre in auto tutto l’occorrente per qualunque esigenza, tenendo conto che si è lontani da casa tutto il giorno (se non addirittura diversi giorni) e ci si potrebbe imbattere nelle difficoltà più banali come il cellulare scarico o senza rete, un acquazzone o anche solo trovare difficoltà per prelevare del denaro contante. Anche laddove la trasferta sia di una sola giornata è sempre meglio avere con sé l’occorrente per passare la notte fuori. È tanto importante la pianificazione quanto lo spirito di adattamento.

2. Il luogo del sinistro

Il primo accesso è tendenzialmente il luogo del sinistro. Questo permetterà in sede di intervista dei vari soggetti coinvolti di aver chiaro lo scenario ove si assume che si siano svolti i fatti che ci verranno raccontati. Purtroppo, non è sempre possibile svolgere per prima questa attività, in quanto talvolta le indicazioni del luogo del sinistro sono incomplete, parziali e in alcuni casi discordanti. In caso di riferimenti certi, si raggiungerà il luogo interessato e lo si ritrarrà dalle varie angolazioni per rappresentare graficamente la dinamica dell’evento.

Non è sufficiente solo fotografare lo stato dei luoghi ma occorrerà prender contatto con gli esercizi commerciali nei dintorni – se presenti – al fine di reperire eventuali testimoni non indicati nella documentazione ed eventualmente acquisire la loro versione dei fatti.

È importante sincerarsi che lo stato dei luoghi sia rimasto immutato dall’epoca del sinistro al momento del sopralluogo e per fare ciò occorrerà eseguire un confronto tra le immagini raccolte su Street View con quelle acquisite in sede di sopralluogo. Lavoro analogo lo si svolge chiedendo ai residenti ed agli esercenti presenti in loco, se recentemente siano mutate le condizioni della strada (sensi unici, cantieri aperti, o inversioni di precedenza o di marcia). Laddove necessario occorrerà rivolgersi ai canali ufficiali quali l’ufficio urbanistica o l’ufficio della manutenzione stradale.

3. La ricerca delle parti

Nel caso in esame i soggetti coinvolti sono quattro: assicurato, controparte, trasportato e testimone. Non sempre i soggetti risiedono nello stesso comune. Molto spesso occorre spostarsi di comune in comune presso i loro indirizzi di residenza e, nel migliore dei casi, presso il loro luogo di lavoro ove le probabilità di incontrare il soggetto ricercato sono maggiori. Accade spesso che i soggetti coinvolti risiedano a 20/30 minuti di auto, se non addirittura più lontano, l’uno dall’altro ed è per questa ragione che è fondamentale una programmazione precisa di quale accesso andrà effettuato prima e quale dopo, di modo da ridurre al minimo gli spostamenti in auto.

Reperire i soggetti di nostro interesse presso il loro domicilio al primo accesso è un caso alquanto raro, soprattutto se si tratta di soggetti in età lavorativa e l’accesso avviene in giorni feriali. Sono necessari spesso, più accessi in diversi orari della giornata prima di incontrare qualcuno ed in alcuni casi non sono sufficienti. La linea generale è sempre quella di tentare un primo ed un secondo accesso, senza pre-allertare il soggetto di nostro interesse, così che non abbia modo di preparare una versione “costruita” della vicenda.

Spesso accade però che dall’indirizzo a noi noto il soggetto si sia trasferito. È sempre bene, nel corso della preparazione della trasferta, contattare l’ufficio anagrafe del comune di riferimento e chiedere conferma dell’attuale residenza del soggetto ricercato, seppure non tutti gli uffici anagrafe forniscono telefonicamente questo genere di informazioni.

Talvolta capita che l’operatore allo sportello dell’anagrafe, ancorché recatici di persona, non rilasci il certificato di residenza, adducendo infondate ragioni di tutela della privacy. Purtroppo, le leggi sulla privacy non sono note a tutti, neppure agli addetti ai lavori, e spesso vengono citate in maniera impropria. L’ottenimento del certificato di residenza è indispensabile per il proseguo delle indagini che non possono essere ostacolate da questo genere di imprevisti. In questi casi non bisogna farsi prendere dal panico o alterarsi contro il funzionario comunale perché sarebbe controproducente.

L’articolo 33 comma 1 del dpr n. 223/1989 prevede che “l’ufficiale di anagrafe rilascia a chiunque ne faccia richiesta, fatte salve le limitazioni di legge, i certificati concernenti la residenza e lo stato di famiglia.” Per questa ragione è bene far presente, con i dovuti modi, che trattandosi di un atto pubblico è nostro diritto acquisire quel certificato, e laddove il nostro interlocutore non fosse ancora persuaso, si chiederà di conferire con il responsabile. È preferibile ricercare i soggetti presso il loro domicilio durante la mattinata in quanto, in caso di irreperibilità, possiamo recarci presso l’anagrafe che in genere nel pomeriggio è chiusa al pubblico. Ciò costringerebbe l’investigatore ad una seconda trasferta in quegli stessi luoghi, procrastinando i tempi di evasione dell’incarico.

4. L’intervista

Quando finalmente abbiamo ottenuto e raggiunto l’indirizzo di residenza del soggetto da noi ricercato può accadere che presso l’abitazione si incontri un familiare, il quale avrà senz’altro cura di avvisare l’interessato della nostra visita. Pertanto, sarà bene, al più presto, contattare telefonicamente il soggetto da noi ricercato per fissare un incontro. La sollecitudine è importante per raccogliere “a caldo” le prime informazioni sul sinistro, prima dell’incontro. A questo modo, difficilmente il nostro interlocutore, una volta di persona potrà dare una versione differente da quella resa al telefono, se non cadendo in sospetta contraddizione.

È estremamente importante tenere a mente che ogni persona con la quale ci si interfaccia abbia ben chiare le ragioni del nostro incarico, senza alcuna possibilità di equivoco. Dal primo momento che l’investigatore interagirà con ciascuno dei soggetti coinvolti, dovrà ricorrere alle sue doti dialettiche ed empatiche, ricordando sempre che si trova presso l’abitazione di uno sconosciuto ove si è recato senza preavviso ed al quale chiede di raccontare di un evento passato e plausibilmente traumatico. È quindi abbastanza probabile che l’interlocutore non sia sempre troppo accogliente.

Questo iter di ricerca ed intervista si ripropone per ciascuno dei soggetti coinvolti. Accade talvolta che uno o più soggetti non siano o non si rendano disponibili durante la giornata e ciò comporta la necessità di tornare in quegli stessi luoghi in un secondo momento o, volendo prediligere la celerità nella restituzione dell’incarico, optare per una corrispondenza telematica. Questo ovviamente dipende da una miriade di fattori e andrà valutato dall’investigatore caso per caso. Al termine dell’intervista, è opportuno fotografare il veicolo coinvolto nel sinistro per apprezzarne i danni o le riparazioni svolte.

A tutti i soggetti sopra menzionati si aggiunge il riparatore del mezzo danneggiato. Il contatto con quest’ultimo è indispensabile per verificare l’effettiva esecuzione delle riparazioni del veicolo coinvolto. Spesso e volentieri il riparatore ha sottoscritto con l’assicurato la c.d. “cessione del credito”, ovvero, a fronte della riparazione della vettura, si sostituisce al cliente nella riscossione del credito vantato con l’assicurazione. È evidente pertanto l’interesse del riparatore al buon esito della pratica risarcitoria. Sarà perciò opportuno capire anzitempo se il veicolo sia stato riparato o se sia ancora custodito presso l’officina. In caso il mezzo sia stato già riparato, non è più possibile apprezzarne personalmente i danni e perciò occorre acquisire le fotografie scattate durante le fasi della riparazione.

5. La stesura dell’elaborato finale.

Tutte le attività svolte devono essere dissertate con dovizia di particolari. Si compilerà così un paragrafo dedicato proprio alle indagini in loco. Al termine della stesura dell’elaborato si procede ad una valutazione delle risultanze emerse, per stabilire se l’indagine può dirsi effettivamente conclusa o se permangono perplessità non acclarate e meritevoli di approfondimento. Di buona norma un’attività può dirsi conclusa quando non sussistono più punti interrogativi.

Quando finalmente, le indagini saranno concluse si procederà alla stesura del paragrafo conclusivo nel quale verranno elencate tutte le risultanze emerse, proponendo le proprie considerazioni. È fondamentale che le considerazioni siano estremamente asettiche e distaccate. Devono costituire “una fotografia” fedele di quanto emerso nel corso delle indagini, ponendo l’attenzione sulle rilevanze probatorie che portano chi scrive a propendere per una tesi o per l’altra. Ogni elucubrazione non suffragata da un costrutto probatorio tangibile, per quanto affascinante, è da evitare nella maniera più assoluta.

La documentazione raccolta nel corso delle attività andrà a costituire parte integrante della relazione tecnico investigativa e verrà numerata ed annoverata in calce all’elaborato, possibilmente numerata e catalogata sotto la voce elenco degli allegati.

È fondamentale che la relazione sia redatta in un linguaggio chiaro, comprensibile e sintetico. Sintesi non significa omettere informazioni utili. Al contrario, occorre essere esaustivi ma non ridondanti. Questo è forse questo il compito più arduo in quanto solo con l’esperienza l’investigatore potrà discernere le informazioni interessanti da quelle superflue permettendo a chi legge di comprendere il tema trattato.

6. Conclusioni.

In questo e nel precedente articolo abbiamo avuto modo di capire come anche l’incarico apparentemente più banale nasconde le sue insidie e le sue difficoltà e richiede una pianificazione estremamente attenta da parte dell’investigatore. Quest’ultimo dovrà di volta in volta mettere in discussione le sue conoscenze e la sua esperienza pregressa, apprendendo da ogni incarico nuove modalità di lavoro che andranno ad arricchire il suo bagaglio professionale a beneficio degli incarichi futuri.

La professione dell’investigatore è un’arte che richiede il giusto mix di metodo, pianificazione, intuito e talvolta anche capacità di improvvisazione. Per queste ed altre mille ragioni, ogni best practice di carattere operativo non è da recepire come regola assoluta ma come indicazioni “tendenzialmente affidabili”.

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